L’intelligence scruta l’attenzione cinese alle reti italiane di comunicazione

La Cina guarda alle reti sensibili italiane. E lo fa anche tramite le aziende Zte e Huawei. Nei confronti di quest’ultima, in particolare, negli Stati Uniti è stato più volte posto il veto per acquisizioni nel settore telecomunicazioni, a causa dei suoi presunti legami con le Forze armate della Repubblica popolare
19 AGO 20
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La Cina guarda alle reti sensibili italiane. E lo fa anche tramite le aziende Zte e Huawei. Nei confronti di quest’ultima, in particolare, negli Stati Uniti è stato più volte posto il veto per acquisizioni nel settore telecomunicazioni, a causa dei suoi presunti legami con le Forze armate della Repubblica popolare. Recentemente, il divieto è stato posto all’acquisizione del server provider 3Leaf e all’eventuale ingresso in Sprint Nextel, azienda americana leader nel wireless. Nel 2010, Huawei espresse un nuovo interesse verso la Mobile Unit di Motorola (tra i maggiori fornitori delle Forze armate statunitensi nel settore) ma, anche in questo caso, la scarsa fiducia nutrita nei confronti di Huawei ha guidato l’assegnazione del deal a Nokia Siemens Networks.
In Italia, la tecnologia Huawei è destinata a essere utilizzata nella rete di telecomunicazione a banda larga per garantire la connettività nazionale e internazionale alla comunità scientifica e accademica (collegando università e centri di ricerca); rete lungo la quale correranno quindi le informazioni relative a brevetti, ricerche scientifiche, studi completati o in divenire anche in settori strategici.
Il consorzio Garr, l’associazione senza scopo di lucro che gestisce la rete italiana dell’Università e della ricerca, avrebbe infatti già aggiudicato a Telecom Italia la gara, secondo la ricostruzione del Foglio. E il gruppo presieduto da Franco Bernabè utilizza tecnologia di Huawei. Con tutta probabilità sarà Huawei a fornire la tecnologia anche al sistema di telecontrollo della rete elettrica nazionale nonché alla gestione del mercato elettrico, altrettanto vitale per l’economia e la sicurezza nazionale. Alla gara bandita da Terna concorrono, infatti, tre società (Telecom Italia, Fastweb e Wind) che usano tutte la tecnologia del gruppo cinese. Secondo quanto risulta al Foglio, il potenziale predominio di Huawei in settori tanto delicati ha allarmato gli ambienti dell’intelligence, non solo italiana, che in una segnalazione all’esecutivo guidato da Mario Monti hanno richiesto informazioni sulla gara in corso da parte di Terna presieduta da Luigi Roth e capitanata da Flavio Cattaneo, e auspicato di rivedere la gara indetta dal consortium Garr, sulla scorta di quanto sta avvenendo negli Stati Uniti e degli allarmi ufficiali provenienti da Washington.
A novembre l’House Intelligence Committee (il Comitato americano di intelligence governativa) ha aperto un’inchiesta per controllare le attività di Huawei (e di un’altra grande corporation cinese del settore hi-tech, la Zte) che durerà dieci mesi. Nel frattempo, saranno bloccate tutte le trattative riferite a società che hanno rapporti con enti governativi. Da qui scaturisce lo stand by dell’eventuale ingresso cinese in Sprint Nextel nonché il blocco imposto dalla Nsa (l’Agenzia per la sicurezza nazionale) ad AT&T, che era pronta ad acquistare da Huawei apparati da installare nelle centrali telefoniche. Secondo l’intelligence degli Stati Uniti, rientra nella politica nazionale cinese introdursi nei segreti tecnologici e industriali di altri paesi per alimentare il proprio sviluppo economico. Lo si legge nel documento “Foreign spies stealing U.s. economic secrets in cyberspace”, presentato al Congresso. Secondo questo atto di accusa, le minacce alla sicurezza nazionale potrebbero essere messe in atto attraverso la commercializzazione da parte di aziende cinesi di apparecchiature dotate di software specifici che, mimetizzandosi nell’ambito del software di sistema, sarebbero poi in grado di essere telemonitorati o telegestiti con lo scopo di intercettare telefonate, raccogliere informazioni, compiere atti di sabotaggio.
Huawei è sotto osservazione delle autorità statunitensi per diversi motivi. E’ stata fondata da un ex ufficiale dell’esercito popolare, Ren Zhengfei; è presieduta da Sun Yafang, che in precedenza aveva lavorato al dipartimento comunicazione del ministero per la Sicurezza; ha ricevuto un recente finanziamento dal governo cinese dell’importo di 250 milioni di dollari, presumibilmente per sostenere acquisizioni nei paesi occidentali, si dice in ambienti dell’intelligence. Inoltre, lavora con paesi come l’Iran e la Bielorussia, nella “lista nera” di Washington.